|
Al momento è solo un indiscrezione, ma se si tramutasse in realtà avrebbe del clamoroso. La politica nazionale, infatti, si starebbe nuovamente interessando alla misteriosa morte di Donato Bergamini, l’ex calciatore di Russi ed Imolese morto a Roseto Capo Spulico nel novembre del 1989.
Non è la prima volta che il Parlamento cerca di far luce su questa vicenda, lo fece già dopo soli sei giorni dalla scomparsa di Bergamini, tramite un’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Emilio Vesce che, tra l’altro, presentava tra i cofirmatari anche un giovane Francesco Rutelli, futuro sindaco di Roma ed esponente di spicco della politica nazionale.
“E’ poco probabile che in questa vicenda possa entrarci in qualche modo una delusione d’amore – si legge nell’interrogazione presentata ai Ministri dell’Interno, di Grazia e Giustizia e di Turismo e Spettacolo – visto che lo stesso Bergamini aveva interrotto la propria relazione con la signorina Internò (ex ragazza di Denis, ndr)”.
L’interrogazione proseguiva poi domandando “Cosa ci sia di vero sulle notizie di un coinvolgimento in questa vicenda della malavita del cosentino e sulle ipotesi che dietro questo episodio ci sia il giro del totonero”, e terminava con la richiesta di “verificare l’eventualità di un coinvolgimento della malavita all’interno del mondo del calcio come già in passato è venuto alla luce”.
Una vera e propria accusa insomma da parte del mondo politico. Ma non solo. Pochi giorni dopo la morte del calciatore infatti alla famiglia arrivò una lettera che conteneva parole pesanti come macigni. A scriverla era R., una russiana ventiquattrenne che sosteneva di essere la ragazza di Denis. La lettera smentiva, di fatto, chi affermava che la fidanzata di Bergamini fosse la cosentina Isabella Internò.
La prossima estate ti sposo e sconvolgo tutti, era questa la promessa che Denis aveva fatto alla ragazza russiana. Ed effettivamente ci sarebbe riuscito: nessuno era al corrente che la loro storia (iniziata ai tempi in cui Denis militava nelle fila del Russi) era ricominciata. Eppure, scrive la ragazza, “era bastato vedersi per riaccendere qualcosa di grande”. Al punto che i due si telefonavano spessissimo, anche tutti i giorni.
Proprio in una di quelle tante telefonate potrebbe esserci la chiave di volta del mistero. “Denis mi disse che qualcuno gli voleva male – dice la ragazza, che qualche giorno dopo confermerà tutto di fronte al GIP di Castrovillari Ottavio Abbate – e quando gli dissi che magari si sbagliava si alterò e mi rispose urlando che se mi stava dicendo una cosa del genere significava che era vero”.
“L’unico torto che posso aver fatto è stato quando ho lasciato Isabella”, confermò Denis ad R., che aggiunse “ricordati che qua siamo in meridione, e sai come sono. Io iniziai la relazione con lei quando aveva ancora sedici anni e già il fatto che fosse così giovane era un problema, ma siamo stati insieme per tre anni. Lei poi voleva che io la sposassi – prosegue la ragazza raccontando quella telefonata, avvenuta solo due giorni prima della morte di Denis – io invece no, e poi l’ho anche lasciata. Per qualcuno forse è stato un brutto affronto”.
“Ti amo tanto, e domenica voglio dedicarti un gol, lo dedicherò a te che sei la mia futura sposa”, una promessa che Denis non riuscirà a mantenere. La sua vita si fermerà alle 19.15 sull’asfalto della Statale 106 Ionica. Unica testimone oculare, l’ex ragazza Isabella che, poco più di due anni dopo, si sposerà con un poliziotto della questura di Cosenza, che citerà anche nel corso degli interrogatori preliminari.
Di fronte al GIP, R. conferma tutto e aggiunge un particolare: “Nel corso dell’ultimo mese, in una delle nostre tante telefonate, Denis mi disse che Isabella lo aveva cercato nuovamente, ma non mi disse in quali termini ed in che modo”. Il pensiero del giocatore era che la sua ex ragazza volesse in qualche modo riallacciare i rapporti con lui, sapendolo ancora libero. “Una soluzione che Denis non voleva in alcun modo, non provava più nulla per Isabella, anzi, diceva che si era imbruttita”.
Nessuno ascolterà R., al punto che nei vari gradi di giudizio non verrà mai tenuto conto della sua pesante testimonianza.
Raggiunta telefonicamente, la famiglia della ragazza (che ora vive in un paese nel nord Italia) si è chiusa in un “No, non vogliamo parlarne, lasciatela stare”.
|